Doppia accensione

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Per far comprendere meglio il concetto di doppia accensione anche ai profani consentitemi una piccola divagazione con un piccolo esercizio di immaginazione.

Immaginate di entrare in una chiesa, di quelle antiche, alte, con le colonne e le travi a volta.

Portatevi sotto la cupola, perfettamente perpendicolari al centro. Osservate attentamente la volta, tutta la cupola. Se vi può aiutare potete pensarla affrescata con qualche scena sacra, come la cupola di San Pietro ad esempio. Potete anche sdraiarvi sul pavimento e contemplarla come fosse un cielo stellato visto di notte.

Una bella cupola rotonda, come un’enorme coppa di reggiseno.

Adesso cominciate ad immaginare due finestre rotonde, una di fronte all’altra, che portano la luce dentro l’edificio. E poi, immaginate un lampadario posto proprio al centro della cupola, sul punto più alto ed accendetelo perché vi faccia più luce.

Due finestre e un lampadario.

Ora allargate le finestre, sempre più grandi, ingranditele più che potete, purché restino rotonde e restino solo due.

Grandi, sempre più grandi, fino a quando ci stanno nella cupola e non toccano il lampadario.

Adesso che siamo al massimo dobbiamo però allargarle ancora e allora spostiamo il lampadario da un lato.

A questo punto il pavimento sul quale siamo appoggiati diventa un ascensore, comincia ad avvicinarsi alla cupola, sale sempre di più sino a quando per entrare nella cupola dovrebbe restringersi e qui si ferma.

Ci troviamo adesso in una stanza dal tetto emisferico, con due enormi finestre e un lampadario di lato.

Ci accorgiamo però, che il lampadario fa bene luce da una parte ma lascia l’altra parte al buio, o quantomeno non illumina bene, la luce è troppo fioca, il lampadario è troppo distante.

Ma questa è la nostra stanza, abbiamo appena visto che possiamo fare quello che vogliamo. Abbiamo messo le finestre, le abbiamo ingrandite, abbiamo messo il lampadario, andiamo ancora avanti e mettiamo un altro lampadario! Semplice no?

Usciamo dal nostro esercizio di meditazione e torniamo sull’argomento.

Quando non era diffusa la tecnologia del 4 valvole e non se ne erano ancora scoperti i benefici, la migliore camera di combustione era quella emisferica, in quanto offre la maggiore area di apertura per le valvole (grazie allo sfruttamento di un piano inclinato costruito sul diametro del cilindro) e la forma regolare e raccolta della camera di combustione, e per ritornare al nostro esercizio di immaginazione la forma a semisfera della cupola e il pavimento dell’esercizio rappresentano la camera di combustione e il pistone nella sua corsa verso il punto morto superiore.

La posizione migliore della candela (il lampadario) sarebbe quella centrale, al centro della cupola, ma l’esigenza di fare le valvole (le finestre) sempre più grandi, per consentire una migliore immissione e una migliore evacuazione, ha costretto i tecnici a spostare la posizione della candela. A questo punto però, il fronte di fiamma della combustione ha lunghezze diverse e mentre da una parte i gas si stanno già espandendo, dall’altra la fiamma non è ancora giunta.

Questo obbliga ad un amplio anticipo di accensione dovuto al lungo tempo di combustione.

Ecco che mettere una candela in più, dalla parte opposta alla prima abbrevia il tempo di combustione, si riduce la necessità di anticipo e il motore guadagna in potenza.

Con l’avvento delle 4 valvole la doppia accensione è diventata obsoleta.

Un 4 valvole ha una camera di combustione ottimale, che raccoglie la miscela al centro rendendola vorticosa (il che accelera la combustione) e per inserire la doppia accensione si va a sporcare il disegno della camera rendendola inefficiente.

Lo Zingaro.

Vedi anche il video dedicato

Per una corretta manutenzione si vedano i prodotti alla pagina editoria

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