La candela

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Nei motori ad accensione comandata è l’elemento che permette la combustione del carburante, inserendo in camera di combustione la scintilla che incendia la miscela.

La corrente elettrica giunge al polo centrale, ionizza l’aria verso il più vicino punto di massa e chiude il circuito “saltando” verso di esso. Nel salto, lambendo le molecole di benzina, le incendia dando l’innesco allo scoppio.

Alla candela è anche affidato il compito di regolarizzare la temperatura in camera di combustione.

Il compito di mantenere il calore è affidato alla ceramica che funge da isolante tra l’elettrodo centrale e il corpo metallico; più è esposta ceramica più questa raccoglierà calore e a causa della sua cattiva conducibilità termica, lo tratterrà all’interno della camera alzandone la temperatura.

Più ceramica sarà esposta, più avremo una candela “calda” che per questa sua caratteristica sarà più adatta a motori “tranquilli”.

La distanza tra gli elettrodi è relativa alla carburazione. Una carburazione grassa (rapporto stechiometrico orientato verso l’eccedenza di benzina) renderà difficoltosa la ionizzazione dell’aria, quindi gli elettrodi dovranno essere vicini (0,6-0,8 mm). Una carburazione magra (nello standard usuale significa più prossima al valore stechiometrico ideale), sarà più semplice ionizzare l’aria, ma al contempo è più difficile raggiungere le molecole di benzina. Quindi la distanza tra gli elettrodi sarà maggiore (1-1,1 mm). Ed è anche per questo motivo che i motori più spinti, alimentati a carburatori (dove il rapporto stechiometrico è orientato verso un’eccedenza di benzina), montavano candele con più elettrodi di massa, proprio per assicurarsi che almeno un elettrodo avrebbe chiuso il circuito e provocato la scintilla.

Le candele andrebbero sempre serrate con chiave dinamometrica e per la filettatura classica (14×1,25) possiamo considerare di 20-25 Nm per le testate in alluminio e 30-35 Nm per le testate in ghisa. Salvo diversa indicazione del costruttore.

Oppure chiuse a mano sino all’appoggio della rondella e poi serrate con apposita chiave di 90°

Una corretta coppia di serraggio permetterà la giusta trasmissione della temperatura quindi un corretto funzionamento. Un serraggio lasco sortisce l’effetto di una candela più calda. Un serraggio troppo energico rischia di mettere in difficoltà lo smontaggio e di rovinare il filetto in testata che per essere riparato ne richiede lo smontaggio.

La candela è anche un indicatore del corretto funzionamento del motore.

Un motore in buone condizioni darà una colorazione marroncino chiara/giallo paglierino attorno all’elettrodo centrale. Una colorazione scura, fuligginosa indica una carburazione grassa (eccesso di benzina), mentre una colorazione troppo chiara indica una carburazione magra (eccesso di ossigeno). Quest’ultima risulta più pericolosa poiché può arrivare a surriscaldare il pistone sino a perforarlo. I primi segni sono sferette di alluminio attaccate sulla parte esposta della candela.

Diventa importante quindi la scelta delle candele e soprattutto controllare sempre la corretta distanza tra gli elettrodi secondo le indicazioni del costruttore del motore.

Lo Zingaro.

La candea è uno degli argomenti del libro: “Manuale di manutenzione meccanica ordinaria

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