Gli strumenti per iniziare

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Che strumenti servono per iniziare a prendersi cura del proprio mezzo?

Dall’esperienza dello Zingaro alcuni consigli su come iniziare ad allestire il proprio “punto manutenzione”

Prima di tutto: lo spazio.

Quando ci mettiamo a lavorare su di un veicolo, sia questo auto o moto, dobbiamo prima accertarci di avere sufficiente spazio di manovra.

Dobbiamo avere modo di girarci attorno ed eventualmente di sollevarlo qualora fosse necessario, dobbiamo poter intervenire su di un lato quanto sull’altro.

Un comune box è ottimo per un motoveicolo, risulta angusto per un’auto ma ancora sfruttabile.

Ogni volta che si sceglie un posto per eseguire le nostre manutenzioni dobbiamo sempre tener presente che in qualsiasi momento potremmo essere costretti a sospendere il lavoro, magari perché il ricambio fornito non è quello giusto o perché ci accorgiamo che ci manca dell’attrezzatura o per qualsiasi altro motivo.

Può accadere e dobbiamo essere pronti, o ripristinando la condizione precedente o potendo abbandonare il lavoro in sospeso e riprenderlo a tempo debito.

Al contrario di quanto si possa sentire in giro, non è necessario dotarsi di materiale di alta qualità per iniziare con la propria piccola officina.

I kit multiatrezzi venduti nei centri commerciali sono più che sufficienti alle esigenze di chi si dedica saltuariamente al proprio mezzo.

Solo in caso di danneggiamento di uno di questi attrezzi sarà giustificato l’acquisto del singolo ricambio di alta qualità.

Non ha molto senso spendere dei capitali per dei kit di attrezzature che probabilmente non sfrutteremo mai a fondo. Un conto è l’acquisto della singola chiave, del singolo strumento, un conto è la dotazione per iniziare.

Io stesso ho acquistato un kit per iniziare, del quale, in più di vent’anni, ho solo sostituito alcuni componenti, che avevo veramente messo a dura prova durante uno smontaggio.

Piuttosto rivolgersi al mercato dell’usato. Con un po’ di pazienza si possono trovare interessanti occasioni di prodotti ad elevata qualità ma a prezzo irrisorio.

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Sostanzialmente quattro cacciaviti, due a stella e due a taglio, di misure diverse e un kit di chiavi combinate (a forchetta da una parte e a occhio dall’altra) e uno di bussole, con misure che spazino da 6 a 19 possono fornire un ottima partenza.

Le chiavi da 10, 13, e 17 sono le più usate in meccanica e per questo è bene che siano anche doppie (due copie per ogni chiave).

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Un tester, preferibilmente analogico, per riconoscere la presenza di corrente e per controllare i circuiti.

Sono molto allettanti quelli digitali ma se non dovete misurare le microcorrenti dei circuiti elettronici sono eccessivi. Se li dimenticate accesi (capita usandoli sporadicamente) esauriranno la batteria interna e diverranno inutilizzabili all’occasione successiva.

Le vecchie versioni analogiche invece, consumano energia solo controllando gli Ohm, quando i due poli chiudono il circuito. Ricoverati con l’interruttore inserito è sufficiente che i poli non si tocchino per preservare la batteria interna.

Le misurazioni di cui abbiamo normalmente bisogno in un’applicazione meccanica motoristica sono: la presenza di corrente dalla batteria e la chiusura di un circuito.

Le correnti dalla batteria sono 6, 12, e 24 Volt, è bene conoscerle per regolare lo strumento. Raramente è necessario conoscere la misura esatta, quindi anche se lo strumento non è della migliore qualità può comunque esserci utile.

Per testare la presenza di corrente in un circuito, può anche essere utilizzata una lampadina e due pezzi di cavo elettrico, da collegare indistintamente ai due punti a cui controllare la tensione

Il tester va disposto nella misurazione degli Ohm (resistenze) e testato facendo toccare i due poli. A riposo segnerà “infinito” sulla scala degli Ohm, toccando i poli la lancetta andrà a fondoscala (resistenza elettrica inesistente), questo ci indicherà che la batteria del tester è ancora valida. Ma se si interpone un circuito, come ad esempio una lampadina, o un motorino, ci indicherà la resistenza del circuito, quindi muoverà la lancetta sino alla misura della resistenza.

Non sempre abbiamo bisogno di conoscere la resistenza del circuito, ma il movimento della lancetta ci dirà che le condizioni che abbiamo testato permettono il transito di corrente.

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Una buona idea, dove possibile, è quella di inserire nella dotazione d’officina un compressore, anche piccolo. Non è necessario che ci permetta di verniciare tutta una carrozzeria. Sarà sufficiente che ci dia un po’ di aria per soffiare i pezzi e per gonfiare le gomme.

Tra gli accessori, oltre ad un tubo di gomma (anche spiralato) abbastanza lungo da permetterci un certo agio, ci servirà quindi una pistola per indirizzare il soffio nelle zone da ripulire e un manometro per le gomme.

Per quest’ultimo non rincorrete quello che misura la pressione più alta di tutti. I compressori arrivano ad 8 bar, un manometro che arriva a 12 è già eccessivo, anche perché sui veicoli alla comune portata dell’amatore non si superano i 4 bar. E si giunge ad 8 solo nei veicoli pesanti.

Ho visto in commercio manometri in grado di misurare fino a 16 bar; perfettamente inutili, in quanto rendono solo difficili (e imprecise) le misurazioni nel campo più utilizzato.

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Un comune martello da 300 grammi ci aiuterà a smontare qualche dado ostico battendo sulla chiave nel giusto senso di rotazione (Per svitare, non per avvitare).

Per il serraggio della bulloneria è consigliabile munirsi di chiave dinamometrica, accompagnata dalla serie di bussole.

Normalmente si rélega l’utilizzo della chiave dinamometrica alla sola bulloneria della testata, ma nell’uso più comune anche le candele e i dadi ruota è bene serrare in modo controllato. In entrambi i casi infatti, un serraggio troppo discostante dal valore ottimale provoca danni e inconvenienti.

In una piccola officina non deve mancare qualche strumento di misura metrica, un righello, un flessometro e uno spessimetro.

Per le misure con ampie tolleranze possiamo usare anche i calibri in plastica, sono poco costosi, si trovano in qualsiasi centro commerciale e sono anche abbastanza precisi (+/- 0,1mm), ma per le misure a tolleranza ristretta vanno usati strumenti più professionali.

Lo spessimetro, che ricorda molto un coltellino svizzero ma al posto delle lame e degli accessori ha delle lamelle calibrate di diverso spessore, va usato per misurare la distanza tra gli elettrodi delle candele, la distanza tra i contatti del ruttore (per le applicazioni che ancora ne dispongono) e per la misura del gioco valvole la dove è possibile la regolazione.

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Quando si lavora attorno ad un veicolo è bene essere più comodi possibile. Pochissimi avranno accesso ad un ponte sollevatore e non tutti dispongono della vecchia e santa buca.

Lavorando su di un motoveicolo sarà sufficiente uno sgabellino. Se dispone di cavalletto centrale un sollevatore da piazzare sotto il motore per sollevare la ruota anteriore se si ha bisogno di operare sull’avantreno, o un sollevatore centrale che sollevi tutta la moto.

Per un autoveicolo è bene procurarsi almeno due cavalletti regolabili che andranno posti al di sotto di punti robusti della scocca (normalmente ci sono punti predisposti in prossimità dei parafanghi verso l’abitacolo) e lontani dal punto di lavoro.

Oppure sollevare il veicolo dalle ruote, ponendo appositi cunei sui quali porre le ruote dalla parte da sollevare. E per lavorare agevolmente dal basso è bene procurarsi un lettino da meccanico (ma in mancanza d’altro un piano di legno o un foglio di cartone) per lavorare sul pulito.

Per sicurezza, si aggiunga un sollevatore idraulico di adeguata portata ed estensione. Deve infatti essere in grado di sollevare le ruote da terra compensando l’estensione della sospensione.

Su tutti i piani che andranno ad appoggiare sul sottoscocca: cavalletto, sollevatore, sostegno o quant’altro, è buona norma interporre un pezzo di gomma o di legno in modo che distribuisca lo sforzo ed eviti lo scivolamento.

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La strumentazione più importante per chi vuole cominciare a cimentarsi nel prendersi cura del proprio mezzo è però la documentazione tecnica.

Manuale di uso, di manutenzione, d’officina e catalogo ricambi, sono cose totalmente diverse.

Un tempo, quando la meccanica era più semplice e gli inconvenienti più frequenti, erano tutti inseriti in un unico documento, che veniva consegnato insieme al veicolo all’atto dell’acquisto.

Ben presto il catalogo ricambi prese una strada a sé e fu relegato ai magazzini e ai negozi.

Sino agli anni 70’ si potevano trovare ancora i dati per far fronte agli inconvenienti più noiosi, Come i dati per la regolazione delle fasi (alberi a camme) e le coppie di serraggio della testata.

Negli anni 80’ rimasero le istruzioni per il cambio dell’olio, dei filtri e delle candele.

E fino qui la documentazione si chiamava ancora: “Libretto di uso e manutenzione”

Sino ai giorni nostri in cui la documentazione disponibile rimane un “manuale d’uso”, dove viene spiegata la strumentazione, i comandi, la pulizia delle parti visibili (carrozzeria, sedili e cruscotto) e che se qualcosa non è come deve essere si è invitati a contattare al più presto un centro autorizzato.

Tuttavia, nel mercato dell’usato, e nel mercato estero (oltre che sul web) si può trovare molta documentazione specifica d’officina.

Francesi, inglesi, tedeschi, e americani amano lavorare sui loro mezzi e c’è molta documentazione, compresi dettagliati manuali d’officina per mettere le mani sul proprio mezzo.

Purtroppo la maggior parte della documentazione è in lingua straniera.

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Lo Zingaro

Articolo presente con maggiori dettagli sul Vademecum e sul manuale

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